Al via l’Eurovision a Torino, anche l’Ucraina vince la finale – Cultura & Spettacoli

Il fugace omaggio a Pavarotti with an accenno al Nessun Dorma, le luci, le fiamme, i ballerini. E poi il ricordo per Raffaella Carrà con un accenno a Fiesta, gli ospiti Diodato (intenso) e Dardust con Benny Benassi e Sophie and the Giants (travolgenti). E Laura Pausini, Mika, Alessandro Cattelan nella fila dei padroni. Ma al centro di tutto la gara tra i diciassette Paesi e la musica. Se è stato sollevato il sipario, al Pala Olimpico di Torino, la sua 66/a edizione dell’Eurovision Song Contest, riportata in Italia dopo al victoria lo scorso anno dei Maneskin e trasmessa in diretta su Rai1.

Poco più di due ore di spettacolo come in Italia non si è abituati a vedere (non in prima serata, non sulla rete ammiraglia): speed, senza granti al chiacchiericcio, alle pause non necessarie. Show, show e anchor show, con una scenografia impressionante e imponente. E alla fine in 10 hanno conquistato la finale di sabato (non in ordine di classifica): Svizzera, Armenia, Islanda, Lituania, Portogallo, Norvegia, Grecia, Ucraina, Moldavia, Olanda. E mentre le manca la lista, Laura Pausini, se inceppa il suo nome e se le sfugge una ‘porca vacca’ innocente che non sfugge all’ironia dei social.

Ma l’apertura della manifestazione è stata macchiata da un “incidente” i cui contorno non sono ancora chiari. Alcuni giovani volontari hanno segnalato fastidio durante la festa inaugurale di Domenica alla Reggia di Venaria da parte degli artisti di alcune delegazioni. Accusa smentite dal Comune di Venaria. “My fossili che c’era qualcosa che non è andato, sarei intervenuta io per prima”, hanno detto il funzionario comunale Alessandra Aires, coordinatrice della Delegazione Host, ei 120 ragazzi che hanno accompagnato la delegazione. A quanto risulta, non sono state presenti denunce alle forze dell’ordine.

La festa ma intanto è andata avanti. Dopo il saluto dei tre conduttori (“Ciao Italia, ciao Torino. Abbiamo bisogno di più che mai di arte. La musica ha potere di unire le persone), è stata l’Albania ad aprire la gara con Ronela Ajati, la cantante emergente diventata simbolo del body positivity. “Non coprirti mai, non vergognarti del tuo corpo” è il suo motto, ma non le ha risparmiato gli attacchi degli hater sui social. Ma lei va dritta e gioca sul palco, ammiccando e simulando amplissi sul palco. Molto atteso. Fu il gruppo ucraino di Kalush, a favorire tutta la vittoria finale.In una delle versioni del brano, Stefania (una degli strani connubio tra folk e rap, che però funziona), cantò “Troveremo la strada di casa anche se tutte le strade sono distrutte”. L’impatto emotivo tra le maschere giallo-blu che sventolano è notevole. Tra chi vuole stupire (Norvegia con i Subwoolfer, il volto nascosto da gialle, Moldavia con gli scatenati Zdob şi Zdub & Advahov Brothers) e chi se si concentra sull’esibizione com e l’elegante S10 in rappresentanza dell’Olanda e le tre sorelle islandesi delle Systur, lo spettacolo procede veloce.

Emoziona Diodato che due anni fa si esibì con la sua Fai Rumore in un’Arena deserta e oggi si riprende in parte quello che gli era estato tolto dalla pandemia, con il pubblico che canta con lui. Dardust, invece, trasforma il Pala Isozaki in una discoteca, con l’omaggio alla dance italiano che ha incendiato il mondo. Ho dato la seconda semifinale, con gli altri dieci artisti che hanno conquistato la serata di sabato. In gara anche Achille Lauro per San Marino ed Emma Muscat per Malta.

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