La guerra in Occidente nel nuovo libro di Scurati

Sarà nelle librerie domani “Guerra”, un saggio di Antonio Scurati pubblicato nel 2003 da Laterza e ripubblicato oggi da Bompiani in una veste attualizzata.

“M” INTRAPRENDERÀ UNA SERIE TV

“Guerra. Il grande racconto delle armi da Omero ai giorni nostri” è il titolo completo del libro dell’autore che non ha mai avuto un grande successo con Due romanzi storici sulla figure di Benito Mussolini: “M, il figlio del secolo”, e “M, l’uomo della provvidenza”. Se parteciperai al capitolo conclusivo della trilogia, sarai relativo all’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. E nel progetto c’è anche una serie televisiva

IL SAGGIO SULLA GUERRA

La guerra accompagna la fine della sua origine. La storia della civiltà occidentale non è cambiata se è essenzialmente declinata in tre modi: la narrativa epica nel mondo antico, quella romantica nel mondo moderno e televisione quella nel mondo contemporaneo.

Per capire come la nostra cultura della guerra sia intimamente legata al racconto che ne facciamo, Antonio Scurati legge questi tre modi attraverso quello che chiama il “criteri di visibilità”: visibilità come rivalità, come possibilità di comprendere la realtà di un mondo in guerra.

Partendo dall’epica antica – che con l’ideale erotico dell’Iliade ha dato vita a una tradizione millenaria che considera la battaglia un evento capace di generare significato e valore collettivo –, attraversando la crisi di questo paradigma nella modernità del romanticismo e suo scioglimento della convinzione ottocentesca che la guerra non priva di alcun senso, si arriva alla tragica lotta del raccontato dalla televisione attualità: quando l’immagine della guerra è entrata per la prima volta direttamente nel nostro caso – Era il 17 gennaio 1991, risale all’inizio della prima guerra del Golfo – Ci siamo illusi che al massimo della spettacolarizzazione potrebbe corrispondere il massimo della visibilità, e invece ci siamo trovati di fronte a un’apocalisse svuotata di qualsiasi rivelazione.

Un’altra data spartiacque è arrivata dici anni dopo: dall’11 settembre 2001 la guerra, prima demistificata, è ora investita di un nuovo significato salvifico, come forma di violenza positiva che si contrappone a una nuova forma di violenza illecita che è il terrorismo. E non potendo affrontare il terrorismo sul proprio terreno, poiché non ha avuto alcuna territorialità, la guerra ha abbandonato il reale per assicurarsi il controllo del cielo immaginario.

L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 sembrerebbe a prima vista smentire lo sviluppo di questo paradigma. Putin e la sua guerra, ma io non sono l’Occidente: non sono il male. Come sta rispondendo l’Occidente a questa offensiva orientale? Forse proprio riattingendo a quei millenari archetipi che crediamo ormai seppelliti dal novecentesco pacifismo.

L’AUTORE

Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969, è cresciuto tra Venezia e Ravello e vive a Milano. Docente di confronto letterario e scrittura creativa presso l’Università IULM, editorialista del Corriere della Sera, ha vinto il premio principale per il lettering italiano. Esordisce nel 2002 con Il rumore sordo della battaglia, pubblicato nel 2005 Il sopravvissuto (Premio Campiello) e negli anni seguenti Una storia romantica (Premio SuperMondello), Il bambino che sognava la fin del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011) , Il padre infedele (2013), Il tempo migliore della nostra vita (Premio Viareggio-Rèpaci e Premio Selezione Campiello). Dal 2006 è il saggio La letteratura dell’ineperienza, seguito da altri studi. Scurati è condirettore scientifico del Master in Arti del Racconto. Dal 2018 è M. Il figlio del secolo, primo romanzo di una tetralogia dedicata al fascismo e Benito Mussolini: in vetta alle classifiche per due anni consecutivi, vincitore del Premio Strega 2019.

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