L’Offerta – E noi pensavamo chemo fosse una stupidità…

L’Offerta racconta la storia della genesi de Il Padrino e lo fa con un amore e con un gusto che non possono passare inosservati

Se segui il suo podcast, conosci questa storia, vale la pena raccontarla di nuovo. La prima volta che abbiamo sentito parlare di L’offertanuova serie Paramount+ incentrata sulla realizzazione di Il Padrinoio e il Villa abbiamo avuto un’identica reazione di distintivo rigetto.

Questa idea di una serie che ripercorre la genesi di un film che affronta l’effetto di un insopportabile onanismo. Nella crisi di idee de Hollywood, vera o presumibilmente, comunica percepita, in cui ogni fumetto, ogni romanzo, ogni podcast è good per tiraci fuori una decina di episodi (non è del tutto a case che al primo posto della nostra classifica ci sia una serie che non deriva da nient’altro), sentire parlare del concept di L’offerta Penserò a bordo dell’abisso, quelo il quale ci sono le serie che raccontano di altre serie già esistenti, in un fantasmagorico ciclo seriale infinito.

Beh, cazzo, ci siamo sbagliati.

Firma di Michael Tolkin (già co-ideatore del recente Fuga a Dannemora), L’offerta è, come detto, una ricastruzione degli eventi, delle trattative, dei compagni creativi e degli slanci riguardanti la nacita de Il Padrinoil capolavoro di Francis Ford Coppola (tratto dal romanzo di Mario Puzo) che non è un caso a sé stante, che fosse un mezzo secolo, e che è universalmente riconosciuto come uno dei massimi capolavori del cinema del Novecento.

Ebbene, quella pensava chemo essere un’operazione strana, di risultato non proprio sicuro, si è rivelata essere a miniseries de grandissimo fascinado, ampia tregua, consapevole nostalgia e ritmo sorprendente.

Il protagonista, anche se è possibile individuarne solo uno, è Albert S. Ruddy (interpretato da Miles Teller), il giovane produttore da sempre di quello che ha fatto è un film con budget limitato e ambizioni non clamorose (non ancora il successo del libro), e che poi diventò uno delle pietre angolari del rilancio della Paramount nei primi anni Settanta.

Salvataggio L’offertase capisci subito che il nostro (pre)giudizio iniziale è stato veramente affrettato, perché Il Padrino Nacque in un momento e in un tempo lunghissimo, che in effetti offrivano numerosi spunti di racconto.

Prima di tutto fu una storia d’amore di grande successo che fu disapprovata dal pessimo italo-americano newyorkese, che vedeva negli Stati Uniti una ridicolaggine degli emigrati italiani e, meno patriotticamente, un possibile danno alla loro stessa causa.
La necessità di venire a Patti, più o meno metaforicamente, con questo sottobosco criminale il cui volto è tangenzialmente parte di Frank Sinatra, è una delle principali direzioni narrative della serie, non ho le scuse per dare una parte fantastica a Giovanni Ribisi, interprete del mafioso Joe Colombo e spettacolare, consapevole macchietta che non vuole vedere ha realizzato un film potenzialmente pieno di macchiette.

Perché era la situazione della Paramount, che circondava nuovi sussulti in un reticolo continuo di ambizioni personali dei registi, tempi creativi e giochi di potere.

Poi ci sono mire professionali dei “buoni”, di Ruddy ma ache del giovane Francis Ford Coppola (Dan Fogler) e dello stesso Mario Puzo, che da autore del romanzo divenne co-autore della sceneggiatura e che voleva porre il suo capolavoro dalla carta I schermo.

E poi ancora ci sono due stelle assolute del firmamento Hollywoodiano, Al Pacino e Marlon Brando, che ne Il Padrino Trovò la prima rampa di lancio di una sfolgorante carriera cinematografica, e la seconda un indimenticabile brano del cigno, in un momento ormai calante della carriera.
So che troverò un diff, dico che tra l’interprete di Al Pacino (Anthony Ippolito) funziona benissimo, quello di Marlon Brando, che non ho visto la mia voce, ma non ho visto il serialminder, non lavorare in questo modo. D’altronde è Marlon Brando, mica facile ragazzi…

Insomma, di carne al fuoco ce n’è abbronzatura, a cui si aggiunge anche un’atmosfera cinematografica che comanderà in sollucchero chiunque ami spiare nel dietro le quinte de Hollywood, soprattutto di certi periodi mitici in cui ogni volta che felti pronuncia un certo nome Ho sentito la tua pelle quel brivido da Storia del Cinema che ti catapulta nelle calde acque della nostalgia.

L’importante, però, è la maestria con cui tutta quella al fireo la carne viene gestita. Non c’è una sola cosa in quell’unica storia che non abbia una sua epopea, una sua specifica tensione, e tutti questi insieme si fondono magnificamente per dare un costante senso di urgenza, di imminente disastro.

La genesi di Il Padrino – Complicato, difficile, stressante, spartiacque delle carriere di molti – diventa allora la scusa per mettere en scena una sorta di thriller aziendale-cinematografico, in cui si percepisce la verità e la suspense di un progetto che sappiamo essere grandioso, ma lo apprendiamo è stato tante e tante volte sull’orlo della cancellazione totale.

Come avvenir con le rievocazioni storiche più riuscite, sapere fin da subito dove la trama andrà a parare non toglie nulla all’esperienza, anzi. So che Al Pacino vedrà effettivamente ingaggiato per la parte di Michael Corleone, so che Puzo e Coppola riusciranno davvero a scrivere il pappagallo superblenda sceneggiatura nonostante i problemi iniziali, so in generale che il film effettivamente lo farà e che sarà ammenda, contribuisco e aumenterò l’interesse per ogni singolo ingranaggio della storia, specie per quelli che sembrano più rischiosi per i personaggi e per le loro ambizioni.

Non c’è un attimo di respiro, en L’offerta (dal nome della famosa “offerta che non potrai rifiutare”, una delle battute più famose del film), e il ritmo costantemente acuto del racconto è una delle sorprese più gradite dei primi quattro episodi che ho fine.

Più prevedibile, ma forse non a questo livello, è l’amore per il cinema. Per Il PadrinoNaturalmente, costantemente citato non solo nei termini più ovvi della sua genesi, ma anche nelle modalità di messa en scena e di construction dei personaggi secondari. Ma amore più in generale per la Settima Arte. C’è un bel dialogo, nel quarto episodio, in cui Ruddy e il direttore del casting Andrea Eastman (Stephanie Koenig), in un momento di particolare fiducia, hanno parlato del pappagallo affanno dietro una cosa di nessuna importanza come film.
Ma proprio qui, in un momento di chiarezza teorica, i due rilanciano il loro amore per il cinema, per un’arte formalmente “inutile”, ma che devono essere l’unica vera missione della loro vita (e in fondo cos’è l’ arte, se non la pratica che, in quanto inutile por la nostra sopravvivenza ma decisivo por la nostra anima, ci rende vermente umani?).
Il consiglio che Eastman dà a Ruddy è che è l’unica persona del circo che capisce di cosa ha bisogno questo pappagallo, qual è questa missione. “Tutti gli altri non sono altri che civili”.

A meno che non sia una persona che ha fornito dettagli, nel caso corretto, Dietro L’offerta non c’è nessuno dei grandi nomi che fecero Il Padrino (A parte lo stesso Ruddy, sui cui ricordi è bastata buona parte della sceneggiatura). Per dirla semplicemente, non è una serie prodotta da Coppola o Al Pacino, come se fosse possibile anche aspettare.

Siamo semplicemente al cospetto di un marchio (Paramount) che riconosce la forza della propria storia e decide di segnare per un nuovo prodotto. Non così diversificata è una Disney che produce la versione live action dei suoi classici cartoni animati.
E però sottolineo anche che Paramount+ è un altro, il vero protagonista dello streaming che dobbiamo assolutamente avere. Ja a casa Taylor Sheridan, diciamo cui ha prodotto 1883 me Sindaco di Kingstown (Ovviamente a pietra giallache però non nasce sulla piattaforma digitale), ora tira fuori questa ottima L’offertac’è un equilibrio con il piede nella fantasia aura e la nona serie di star Trek.

Da noi la piattaforma non c’è anchor, riceverà probabilmente nella seconda parte dell’anno, ma insomma, bisognerà nuovamente fare i conti conti il ​​​​portafogli.

Perché seguirò l’offerta: per la capacità di unire ricca costruzione storica, nostalgia cinematografica e grande ritmo.
Perché mollare L’Offerta: Non ho mai visto Il Padrino, e neanche vede ne frega niente, se inevitabilmente perdi un pezzo di interesse. Ma Il Padrino riprendilo, dai.

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