Gnarr porta l’arte islandese a Barriera a Torino

TORINO. Jón Gnarr in vita sua ne ha fatte tante. Musicista punk, tassista, conduttore radiofonico, artista, scrittore, comico. Nell’Islanda travolta ha dato una crisi economica, sistemica e morale, nel 2009, se si è lanciata in politica, ha fondato un movimento – Besti flokkurinn, il Partito Migliore – ed è venuto eletto sindaco della capitale, Reykjavík che poi è come dire essere quasi a capo dell’ isola, visto che vivo e due terzi dei residenti. «Magari divenne artista di strada», disse al termine del suo mandato. Non ha mantenuto la parola cento per cento, perché scrive, viaggia e continua a fare tv, ma la strada ha deciso comunque di viverla da vicino. In Islanda, e anche a Torino, raccoglendo la sfida di Opera Viva, il Manifesto, di cui Gnarr è diventato il curatore.

Signor Gnarr, qual è l’idea di arte che porta a Torino?

«Voglio fare qualcosa che possa essere di ispirazione per la gente, di riflessione, ma anche di sollievo. Una sfida emozionante, anche perché non ho mai fatto nulla di similitudine».

Perché è scelto come primo manifesto quello di Hugleikur Dagsson?

«Per il messaggio, per la semplicità, perché fa Pensere».

Chi sono gli artisti chearrivalranno a Torino?

«Artisti islandesi indipendenti, spirito creativo e capacità di lavorare in gruppo e creare un corpo compatto, molti dei quali hanno fatto parte del partito con cui abbiamo governato Reykjavík. Oggi, come allora, prima nella politica ora nell’arte, il messaggio è quello di consegnare una nuova speranza».

Barriera di Milano è un quartiere ad alta densità di immigrazione, ogni progetto ha sempre come obiettivo il percorso dell’integrazione: l’arte è integrare?

“Si assolutamente. Non conosco bene la realtà torinese, l’ho visitata ad ottobre, ma l’arte non escludere, coinvolve e questa deve essere la nostra missione».

Da sindaco lei ha autorizzato la costruzione della prima moschea in Islanda: perché?

«Perché l’immigrazione ha numeri importanti da noi, rappresenta oltre il 15 per della cento popolazione, ci sono già tanti bambini che poi sono la seconda generazione di immigrazione. Un Paese accomodante deve saper rispettare la cultura e integrarla”.

Però non è così. Proprio pochi giorni fa sul suo Facebook ha scritto “basta con il bullismo”, riferendosi a una puntata di razzismo verso un bambino...

“Si costruisce la cultura dell’immigrazione, si educa la popolazione. Lo critico spesso amici giornalisti perché nel raccontare un fatto di cronaca che vede coinvolto uno straniero, per prima cosa, specificano subito la nazionalità. Neanche fosse l’aspetto più importante della notizia».

che cosauando parla di “Nuova speranza”, di nuova speranza, pensa anche all’invasione dell’Ucrainun?

«Certo, e qui dobbiamo ricordarci sempre che la violenza non è la soluzione di un problema. Maggio. Dobbiamo lavorare anche da questo punto di vista, molto».

lEhi, Beppe Grillo, scusa Volodymyr Zelensky: inizia ad essere un gran numero di fumetti passati alla politica…

«Per me l’esperienza è chiusa, credo alche quella di Grillo. Zelensky oggi è chiamato a gestire un’invasione subita, non pensato abbia più la testa del commediante».

Ma da comico a comico, che cosa gli direbbe?

«No, nulla, non ha bisogno delle mie parole. Ha contratto un viaggio a Kiev, era il 2017, e abbiamo discusso della situazione politica. Già all’epoca non c’era tanto spazio per le battute».

Ho letto sicuramente il merito di aver portato fresh aria nella politica: che cosa serebbe fare, not solo in Icelanda, ma ache negli altri paesi?

«Dare alle spazio donne, ai giovani, agli immigrati, che sono capaci di porre novità e osare un diverso sapore alla politica e più en generale alla democrazia. Mi acconsento una battuta?».

Certo, lui è il suo mestiere…

«Penso a voi italiani che avete ancora Silvio Berlusconi».

Qual è la battuta?

“Ricerca”.

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