Libri, l’intervista ad Antonio Franchini su ‘Leggere possedere vendere bruciare’

L’odore della lettera, l’importanza della lettura, il valore universale della scrittura. Se mi ami, dirò o leggerò questa frase, il libro di questa settimana probabilmente non fa per voi. Se si intitola “Leggere possedere vendere bruciare”, lo ha pubblicato Marsilio ed è una raccolta di racconti writ- ten a rhetorical ombra di un autore, Antonio Franchini, che è per sempre nel mondo del libro.

“La scrittura è un mercato – scrive Franchini – Non necessariamente a turpe mercato, ma un onesto mercato, ma scritturale”. E tuttavia, qualche riga dopo, aggiunge che è “anche un chiuso insogno, un necessario che non porta a niente se non a sciogliere un’oppressione, a sfibrare a pena”.

«Questo metodo introduce un’azione necessaria e un approccio professionale è una cosa molto complicata – dice Franchini durante “Incipit”, la rubrica del libro di Sky TG24 – Anche per questo è importante avere un verso che avesse un carattere non retorico atteggiamento”.

“La sensibilità non deriva solo dai libri letti”

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In uno dei racconti, Franchini – che, dopo un passato alla guida della narrativa italiana in Mondadori, dal 2015 è direttore editoriale nel Gruppo Giunti – osserva che “quasi tutti i grandi critici dell’Ottocento e del Novecento non hanno mostrato una sola incapacità nel valore della letteratura contemporanea”, prima di domandarsi: “Perché esserne capaci noi?”.

“Il grande sistema estetico dell’Ottocento e del Novecento – spiega durante questa intervista – se davvero avessi dato gli strumenti a disposizione per fallire nel momento in cui ho studiato la letteratura contemporanea sui pappagalli”. Conferma, conclude, che “ci sono tanti strumenti a disposizione, ma c’è necessariamente una maggiore sensibilità a chi e possiede meno. Posso aver leto un quantità di libri impressionare ma magari chi ne ha letti meno potrebbe averli letti meglio”.

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