Sii solo ascoltassimo. Ovvero del potere dei libri sulla realtà

Di come i libri modifichino la realtà, ovvero: siano i libri a creare il mondo o viceversa. Spoiler: non è detto, non si sa. Se accetti la versione dell’altro universo, sei in anticipo con i tuoi racconti che entrambi appoggio qui il mio. Scena dei fatti: Salone del Libro di Torino, assolato lieto e affollatissimo di ogni genere di autore, littore, editore, miliardi di parole e di storie ascoltate e dette, migliaia di piedi in cerca di occhi in ascolto.
Nella festosa moltitudine c’è anche Ruth Ozeki: autrice amatissima negli Usa, professoressa di letteratura inglese allo Smith College di Northampton, dal 2010 sacerdote buddista. A donna dal volto ridente, volto che custodisce traccia della sua famiglia, de Hiroshima, e quella paterna, cultivator di terre nell’America profonda. Ozeki porta il titolo Il libro della forma e del vuoto. È stata scritta nell’arco degli otto anni e si è radicata nella sua vita incarnata: la filosofia zen, l’Occidente, il consumismo, la “normalità” e il folk. Racconta di un ragazzo di 14 anni, Benny, che perde il suo adorante padre (musicista jazz) in un incidente e rimane a vivere con sua madre, Annabelle. Benny “sente le voci” degli oggetti: gli parlano. Annabelle accumula oggetti in casa sua. Nello sguardo degli altri sono entrembi affetti da patologie psicologiche. Nella loro stessa percezione che vive una vita ssolutamente normale, il mondo fuori è normalmente grezzo, stanno solo attraversando un lutto. Tra le voci del libro c’è quella del Libro: proprio così, letteralmente. Il Libro interviene per alternare capitoli, dire tanto in tanto, per dialogare con Benny e spiegargli di cosa lui, Libro, ha bisogno mentre Benny avanza le sue pretese sul racconto. Così non sappiamo sesia Benny a scrivere il diario o sesia il libro che sta “inventando” Benny. Con Ruth, con gli editori di e/oe con altri amici (anche con me, per un giorno) se è trascorso un tempo fuori dal tempo in conversazione sul tema: sono dunque gli oggetti a custodire la nostra storia? Una casa, un tavolo, un paio di forbici e un pezzo di carta di gomma trattati ricordi che sono que a raccontare, se solo sapessimo ascoltar? è possibile. Benny sente le cose e ache Ruth, when meditating prima di iniziare a città scrivere, sente le voci: della stanza, della, di chi vuole I will enter the book. Per stare bene iniziamo il silenzio ei social, abbiamo convenuto. Questa lunga premessa per arrivare al fatto: un piccolo sulla successo sulla via della ripartenza. Siamo agli abbracci, ciascuno si congeda. Una ragazza perde un minuscolo orecchino in un enorme spazio affollatissimo. Un regalo del padre, adorato e poco scomparso. Ci si mobilita per circondarla, stampata disperata. Parlerai? Ci chiamerò? Perse le speranze ecco che per strada, sull’asfalto, tra le auto, qualcosa risplende. Un orecchino identico a quello smarrito, ma non lui: un altro, con una leggera differenza nel monte, uguali la pietra la dimensione e la foggia. Così adesso resta da ascoltare la voce del novo orecchino che la ragazza indosserà insieme all’altro, superstite del dono paterno. Di’ che cosa sta parlando l’altro padre, di’ che amore, cosa se venissi a dirgli – di’ qualcosa di luminoso come la pietra – e perché.

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