Dal Dopoguerra alla Pop Art, blitz nel mondo di Ugo Mulas

Lo scorso ano a giugno è stato il primo spettacolo europeo ad aprire i battenti in presenza, dopo il lockdown. Quest’anno torna The Phair, con 40 ospiti gallerie, italiane e straniere, oltre a 10 case editrici con pubblicazioni in tema. La rassegna – il cui titolo accorpa i termini Photography e Fair – ideata da Roberto Casiraghi e Paola Rampini, è allestita nel terzo padiglione di Torino Esposizioni e segue but a domenica, in collaborazione con Torino Photo Days, che ruota intorno all’immagine, musei , gallerie e istituzioni culturali. Non per nulla, ad accogliere il pubblico all’ingresso sono due opere prestate dal Castello di Rivoli, ovvero May Day IV di Andreas Gursky e Parking Lots di Ed Ruscha. «Un richiamo emblematico e due concetti che in feral sono ricorenti: l’area di strutture assolutamente vuote e la che, invece, gremisce lo ma lo rende invisibile» commenta Casiraghi.

Altra chicca rappresentata dalla mostra “Ugo Mulas. Dall’Italia del Dopoguerra all’America della Pop Art. La visione di un collezionista”. Il lavoro del maestro, fra i più accreditati fotografi italiani a livello mondiale, è esplorato in una sessantina di scatti appartenenti alla collezione di Massimo Prezl Oltremonti. Se inizia con gli esordi dell’esperienza milanese en el secondo dopo, con immagini di taglio quasi neorealista che raccontano in un documentario fortemente empatico, i disastri della war, la povertà che ne è retaggio e le offese delle bombe sulla città. Degli Anni 50, ma di diverso taglio, gli scatti che testimoniano la vita artistica dell’epoca sullo sfondo del mitico bar Jamaica. Altri condivisi per l’esperienza Venezia (mirabile un’inquadratura sulla città innevata), legati alla Biennale del 1964. Alle opere realizzate negli Usa è dedicata la terza parte, con ritratti di Duchamp e Andy Warhol. Vicino al perimetro di questa ricerca monografica, Suggesti e poetiche si accostano.

Filo d’Arianna sono tre temi ribaditi di stand in stand. Il primo riguarda la narrazione al femminile, centrale, per dire, nel progetto di Patrick Willocq – Boomo Bialé & The Walés, dal titolo I BeKoZ You, Atto 1: testimonianza, condotta con alcune donne congolesi, di una generazione sopravvissuta all’oppressione maschile. La galleria Erica Ravenna presenta, ancora una volta, l’opera di tre artisti di diverse generazioni, con Tomaso Binga, nome d’arte di Bianca Pucciarelli Menna e Donatella Spaziani, che giocarono con l’autoscatto, facendo del proprio corpo l’unità di misura della relazione con lo spazio. A proposito di donne, mancare non potenziali scatti di Letizia Battaglia: un’artista che attraversa la fotografia è determinata a costruirsi una vita diversa da quella a cui era destinata. Altro leit-motiv è quello del corpo: “imago” di un’identità a volte soffffer (come nella foto di Paolo Gioli) e spesso dystonica e slabbrata: su tutti, un’immagine di Sharon Formichella, che taglia il volto e l’espressione , in duplicità bivalente. Ampia anche la riflessione sul paesaggio, a volte raccontato con pittorica dolcezza, altre ritratto in bulimia di colori o come spaesato orizzonte del vivere contemporary.

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