Goffredo Fofi, riflettere su una vita – Libri – Un libro al giorno

GOFFREDO FOFI, ”CARI AGLI DEI” (E/O, pp. 152 – 15.00 euro) – ”SONO NATO SCEMO EMORIRO’ CRETINO – SCRITTI 1956 – 2021” (FAX MINIMO, pp. 500 – 18, 00 euro ). Difficile scegliere tra i molti e diverti libri de Goffredo Fofi, che spaziano dal cinema alla politica, dalla letteratura al costume, dal teatro a visione morale, mai moralista, di fatti e personaggi dei nostri giorni. Non sono divertenti, naturalmente, ma solo per la loro insolita capacità di risparmiare intorno a 360 gradi, di non sentirsi al centro, ma di non perdere nulla e di interagire tra loro, andando a verificare e specifici risultati attraverso l’intelletto elaborazione e creazione artistica, che sono specchio, nel bene e nel male, del tempo stesso. E tenendo presente che allora che vanno letti i suoi due ultimi libri, us come per festeggiare i suoi 85 anni, come per festeggiare i suoi 85 anni, come il 15 aprile. Sono di scritti che vorrebbero riassumere una vita e che spesso hanno una forma quasi-narrativa, coinvolgendoci, tra memoria e presente, nella visione di questo grande testimone del secondo Novecento, sempre attenti negli anni specie ai giovani, alle loro idee nuove, alla loro Espressiva ricerca, per sostenere e aiutare (e basterebbe mantenere il labor fatto con como ”Lo straniero” e oggi ”Gli asini”), così da essere considerato un vero maestro, o perlomeno punto di riferimento essenziale per la sua propria ottica, visto il suo non accomodarsi mai in cattedra, anzi, sempre semper diciamo alla pari, ma con quella sua dialettale ma inflessibile e quello sguardo indagatore y ironico. È poi dei maestri a lui si voglio attribuire, tra questi possono esserci Danilo Dolci e Aldo Capitini. Infine, ”uno dei miei figli morti” è dedicato al primo libro, ritratti di persone morte non anziane e que possono ancora, potrebbe fare e osare molto ancora, la cui memoria è importante, perché è solo sapendo e riconoscendo che i morti sono presenti, sono tra noi, che le loro idee e il loro operato continueranno a vivere.
”E’ questa illusione per permettermi di pensare che non tutto è inutile nel mondo che abbiamo conosciuto, negli anni che abbiamo visto, in quel poco che siamo riusciti a fare dalla parte del diritto e della verità e, per riscattarci”, magari riuscendo così a trasmettere qualcosa alle nuove generazioni ”che si trovano davanti soprattutto una realtà degradeta cui pure abitare”. Allora, sia i ritratti di ”Cari agli dei” (da Menandro: ”Muore giovane colui che gli dei amano”), sia gli scritti oltre 70 pezzi nell’arco di quasi 70 anni e raccolti a cura di Emiliano Morreale Proprio per questo, ci come da dire, sono stati scritti e compilati e ci utile andare qualcosa di anchor vivo e capire per da dove veniamo e magari dove vogliamo andare. Fofi parte dai ricordi di Guerra nella sua Gubbio (sono nato nel 1937), periodo in cui ho avuto figli ”il confronto con l’esperienza obbligatoria della morte”, sia pubblicamente che privatamente, attraverso le vittime di un eccidio nazista e di una cugino e Uno di loro è stato molto felice, per via di un fortunato compagno di giochi, perché è arrivato in Sicilia (colomba se aveva 18 anni) e per l’assassinio del sindacalista Placido Rizzotto. E del ’56, quando aveva 19 anni, è l’articolo sullo sciopero della fama dei lavoratori di Partinico, la terra della nonviolenza di Danilo Dolci, che apprese “Sono nato scemo e moriò cretino”, percorso del “procedere, distintivo, parallelo al tempo, del radicalismo politico e del radicalismo artistico”, come nota Morreale. E di pezzo in pezzo se non arriva fino al 2010, quando Fofi confessa nessun ”odio’, sentimento che non ha provato, ma il suo ”disprezzo di classe” per i ricchi, per quel 10% della popolazione che possiede i tre quarti della ricchezza del globo, decidendo spesso della vita, di sete e fama, di quasi tutti gli altri, i ”proletari” di ogni razza, compresi quelli che Fofi contra la mattina sui mezzi pubblici.
Si prosegue attraverso la personale ”Spoon River” di Fofi, ecco il poeta di Contadino Rocco Scotellaro, il giornalista Peppino Impastato, il sociologo Raniero Panzieri e Grazia Cherchi dei tempi di ”Quaderni piacentini” e un’altra, la scrittrice Fabrizia Ramondino, ma Alessandro Leogrande con il quale ha lavorato fianco a fianco per anni a ”Lo straniero”.
Sono tutti momenti por una nota affettuosa, a significant ricordo, a notazione che arricchisce il bilancio vivace, libero, personale,, impegnato, di tutta un’epoca, così che su ognuno, qui dei ritratti, lì degli articoli, c’è qualcosa Il suo cui riflettere, qualcosa, perché no, da imparare, almeno nel caso di davanti alla vita che ci è stata offerta. (ANSA).

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