Ma quindi il rock in Italia è vivo oppure no?

dire ritorno dal Festival MIAMI È facile emozionarsi per la vitalità della musica italiana che dopo la sbornia della trap e del synth pop sembra aver ritrovato la voglia di parlare attraversando la musica suonata e pure suonata good. dal vivo vengo la nostra genea o Iosonouncane – ma puro Il rappresentante di lista me giorgio poiper fare qualche nome – potrebbero dire la loro in un altro festival europeo e per quanto riguarda i primi due nomi, già lo stanno facendo.

Il grande assenti dai palcoscenici è il piuttosto rock, quello suonato con gli strumenti tipici del rock, che saprà innovare una formula desueta e possa concorrere agli stessi palchi delle grandi star del momento, dai Sorgenti DC agli non attivo. Al festival milanese abbiamo visto concerti molto fighi di similpelle, il jackson pollock me Giallorenzo, per fare qualche esempio, ma la formula del rock in Italia resta sempre di nicchia, niente che possa davvero ambire a successo da classifica o a grandi numeri entro o fuori dai nostri confini. Opure si sposa con la trap per dare vita a fenomeni di revival emo type Quello triste per un obiettivo di adolescente.

La Triste al MI AMI 2022, foto di Starfooker

Togliamo ovviamente io Maneskin dal conteggio, loro sono l’eccezione sfavillante che conferma la regola ben meno glitterata: da quando hanno conquistati il ​​​​​​mondo, un tutti i musicisti di casa nostra – Ho capito un incompresso alloro d’Achille all’Eurovision oi Gazza riuniti senza la cantante – hanno voluto di giocare con chitarre elettriche e vedo non vedo, confermando il fatto che i Måneskin siano unicum irricreabile a tavolino, piacciano o meno.

Ma perché il rock en Italia non esce quasi mai dall’Italia? Qualche anno fa la scena pesa di sovietico sovietico me essere foresta Ha portato l’onda in un twist per il mondo, suonava al SXSW o al KEXP Studio faceva più proseliti fuori che a casa nostra. Una volta esaurita la spinta propulsativa, non c’è stato un ricambio adatto e in ogni caso, sempre di nicchia super indie si parlava. Niente a che vedere coi numeri che i Fontaines DC stanno affrontando questi giorni.

Che sta accadendo al rock in Italia? L’abbiamo chiesto a chi con la musica ci a vari livelli e quello che esce fuori è una cartina tornasole piuttosto disillusa del panorama dello stivale. Concerti DNA di Pietro Fuccio dice la sua: “Non è il nostro linguaggio, tanto Paesi per iniziare. Ci sono tanti che si sono allineati più facilmente al paradigma del rock mentre abbiamo una dura tradizione musicale to die and come sempre c’è di mezzo l’industria discografica che ragiona per luoghi comuni tipo “il rock non fa per noi” – “non piace agli italiani”, portati alle estreme conseguenze, tendendo a scoraggiare chi fa queste cose qui tranne poi ritrovarsi i Måneskin che fanno il botto e tutti cerca i nuovi Måneskin. Alcuni discografici sono come quelli che commentano la partita di calcio domenicale al lunedì, tutti bravi a dire “era evidente che vincesse questo o quello”.

Annalisa Di Rosa, responsabile promozione SonyNon la penso diversamente: “Senza voler fare indagini sociologiche che non mi competono, credo il punto si un po’ da ricercare nel fatto che il rock si è abbastanza eclissato negli ultimi anni a favore di urban/trap/rap e compagnia canora, che mi piace dire rivale del singolo sul gruppo – quindi forse un po’ troppo egotrip a favore di un genere che si fa per antonomasia in gruppo.
Come dire sul box uno ci va da solo ei soldi li fa da solo, al di là dei vari feat e menate vendute come grandi collaborazioni fraterne tra posse diversity. E’ l’affermazione e il riscatto del singolo solo contra tutti, que ha successo senza bisogno di spalle o compagni di gruppo. Questo si pensava all’epoca recente/recentissimi”.

Similpelle al MI AMI Festival, foto di Silvia Violante Rouge
Similpelle al MI AMI Festival, foto di Silvia Violante Rouge

“Passa inosservato nel tempo, non il mio tempo, in ogni caso identificherò l’Italia come una Nazione del grande gruppo rock/pop”, dice Annalisa anchor. “Quando nel mondo era la band del fine anno ’50 in poi noia fonda i cantautori (a parte alcune rare eccezioni che però non hanno mai s’è mai fondato all’estero). Communque abbastanza leggere Intorno all’orologio Franco Fabbri (la mia insignificante università, è un colosso in fatto di conoscenza della musica popolare) per capire che è anche e soprattutto una questione culturale: la storia della musica italiana basata sulle sue arie liriche, romanze e bel canto, non ce l’abbiamo proprio in il dna noialtri, la musica popolare di maggiore diffusione è stato di origine afroamericana e angloamericana e li è rima, noi siamo se siamo arrivati​​dopo un consideravole abbracciare di tempo, imitating a che non ci appartiene davvero nel profundo“.

gli fece eco Nina Selvini di Astarteagenzia che rappresenta dai Pinguini Tattici Nucleari ai Banda di cavalli o casa al mare quando vengo in Italia: “Ho pensato a tutta una serie di gruppi che se metto in palio un certo tipo di rock, ci penso In Italia l’idea del rock è incontaminata dal troppo dagli anni Novanta, inizio Duemila, una scia che va da Afterhours o Marlene Kuntz fine ad Arctic Monkeys o Babyshables di derivazione un po’ più recente ma sempre abbastanza difficile in Italia trovare qualcuno che si sia legato più all rock anni Settanta o Ottanta. C’è a visione a little falseta, all’estero parlare di rock e di pop è un’altra cosa, fin al 2016-2017 dire pop que da noi was a bestemmia. Fino a che punto qualsiasi banda che cantasse in inglese, di derivazione più internazionale c’è stata, poi il grande nulla fine proprio ai Måneskin”.

Jackson Pollock al MI AMI 2022, foto di José Limbert
Jackson Pollock al MI AMI 2022, foto di José Limbert

E Ancora: “C’è anche una visione legata all’hard rock old style, con braccia incrociate e sguardo grim, mentre io seguirò la scia glam è più internazionale, vedi i Greta Van Fleet. Cosa vuol dire rock dovrebbero chiederselo i produttori perché finché si scimmiotta una scena, quella dei 90 appunto, che ha lavorato solo in Italia, difficilmente se fanno i passi avanti, anche perché oggi se tendo a cantare sempre in italiano“.

La questa della lingua è un problema che è stato anche Enrico Silvestrino, che notoriamente non lo manda a raccontare la sua scena italiana sul suo canale Twitch, gli dà troppo sommersa, senza capacità ritenuta di sintesi o fa una proposta che potrebbe fare la differenza in terra straniera. Secondo il suo ultimo intervento in materia, Negli ultimi anni la discografia se concentra solo i suoi prodotti in lingua italiana per il mercato di casa nostra, che notoriamente (è togliamo alcuni exploit in Francia o in Spagna) è autoriferito. Non è un caso, in secondo luogo, che i vari Dalla e De André, considerati geni intoccabili in Italia, non siano assolutamente calcolati fuori dai nostri confini. Che piaccia o meno, l’unica generazione in cui l’Italia ha fatto davvero la differenza e in cui ha inventato quella che è la discoteca, diventata poi la dance. dà Raf, Tozzi, Baltimora, Moroder e Cerrone a Robert Miles, Gigi D’Agostino, Benny Benassi. Questi sono, secondo Enrico Silvestrin, gli unici italiani che hanno apportato cambiamenti alla musica nel mondo.

Il rock, anche in questo caso, non è pervenuto. Allora perché se vendo sempre un sacco di chitarre e se formo sempre un sacco di banda, sappiamo che sarà difficile accamparsi? Ma soprattutto, perché è così difficile suonare rock, con tutte le sue derivazioni, chi in Italia? Pietro Raimondi, voce e chitarra dei Giallorenzo ha le idee piuttosto chiare: “In Italia non ci sono band come i Fonte Democrazia Cristiana per vari motivi. Innanzitutto per un’economia di scala: tutto ciò che è alternativo in un paese molto popoloso e influente per gli altri Paesi deventa un fenomeno internazionale pur rimando alternative. Sta andando bene questa cosa in un Paese di 60 milioni di abitanti che ha influenzato solo la propria cultura e, al massimo, la propria cultura in America Latina, entrambe con una rima Laura Pausini con un fenomeno nazionale”.

Continua così: “Credo che qui ci sono delle band credibili rock, i nostri amici di Tempesta e di Dischi Sotterranepresento tante realtà rockAbbiamo una scena emo che nasce nell’universo del centro sociale che è totalmente credibile. Il rock italiano ha caricato un doppio attacco, a destra dalle majornon ci sono dati spazio di esplosione dopo i grandi classici degli anni Novanta all’interno della discografia ufficiale. A sinistra perché nel periodo ’90-2000 se creava questo antagonismo interno alla scena molto violento, che si è allontanato dalla possibilità di crescere molte realtà rock e ha creato una cultura elitaria contraddittoria. Se sei fatto ad ambire a grandi palchi e chi fa rock oggi in Italia è debitore di questi due mondi. Poi da noi l’alternativa come target si esta spostando sempre di più l’approccio punk elettronico. secondo me i Thru Collected rilasciare stati un gruppo con le chire fino a 5-6 anni faviceversa il rap e la trap anche mainstream hanno bisogno del rock”.

Giallorenzo a MI AMI 2022, foto di Silvia Violante Rouge
Giallorenzo a MI AMI 2022, foto di Silvia Violante Rouge

Ma com’è suonare in una rock band oggi? “Noi ci fregiamo di essere una band che suona come rock, che registra direttamente, di non essere un collettivo ma un vero gruppo. Certo, Penserò a quattro è un elemento che tu rallenta al fare tutto da soli o mettere d’accordo un sacco di gente con proprio nome d’arte che fa una roba diversa dentro lo stesso calderoneChi manterrà questo atteggiamento all’interno del mondo musicale di oggi può essere una scomodità pratica. I nostri Fontaines DC o Idles in Italia poi ce li abbiamo avuti, prendi Il Teatro degli Orrori: una cosa con una violenza e una sostanza straordinarie. Fenomeno del genere se siamo abituati e oppurt vengono forniti al nostro mercato e se non usiamo molto della sbronza di Pier Paolo Capovilla che sta nelle orecchie, che probabilmente è il custode di tutta l’elettronica”.

Da queste testimonianze escono fuori spunti molto interessanti, alcuni che supportiamo in toto, altri meno ma comunica que ci danno di riflettere. Resta una certezza, per quanto oggi seminato abbia superato il rock in Italia, da tutto il mondo la formula funziona sempre alla grande e riempie le arena con nuovi suoni e nuova energia. Che basti crederci un po’ di più, parte della band, etichetta, promotore e pubblico? Non è la soluzione, ma potrebbe essere un buon punto di partenza.


Articolo Ma quindi il rock in Italia è vivo oppure no? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2022-06-08 10:17:00

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