La caratteristica della pittura contemporanea

Il legame con il reale, senza la mediazione dell’estetica pop, è la bussola che guida la pittura degli artisti contemporanei. Un modo concreto per salvare l’”altro”

Rudy Cremonini, Oh Mother, 2019, olio su lino, 130 x 150 cm

Uno spirito nuovo se si aggira da qualche tempo negli studi dei pittori. Aleggia Vivo in controtendenza che vedo, da tempo, lontana dalla riproduzione del soggetto artistico, consentendo l’accesso artistico a tutte le dimensioni dell’immagine, possibile solo selezionando la visione attuale, nell’ambito di quella studio artistico. Queste immagini, che non fanno altro che rifieresi ad altre, io sono un infinito in rima di specchi che impedisce la visione del riferimento obiettivo primario, di cui l’immagine dovrebbe essere effettivos l’immagine.
Lontani dà questa tendenza, discute ampiamente la critica e il pensiero, fra cui il sociologo John Baudrillard, e permeati dall’aria del cambiamento, alcuni pittori recuperano la capacità di intervenire direttamente nel suo reale attraverso un’intermediazione non tra le immagini, ma tra l’individuo e la collettivà, proponendo una realtà simbolizzata, aderendo alla personale visione di the Io, Facendo del dipinto una pagina del proprio giornale dove lo stile, la vita, le proprie idee, il mondo si trasformano in un’esca succulenta per inpensabili e strani predatori. A fare ciò sono gli artisti di quella che si potrebbe chiamare altra individualità: Silvia Argiolas, Irene Balia, Thomas Berra, Maurizio Bongiovanni, Michele Bubacco, Anna Capolupo, Nicola Caredda, Dario Carratta, Rudy Cremonini, Barbara De Vivi, Alice Faloretti, Agnese Guido, Dario Maglionico, Dario Molinaro, Giacomo Modolo, Matteo Nuti, Giuliano Vendita, Davide SerpettiSophie Westerlind e altri che, in questa brillante conoscenza della società contemporanea, raccattano l’individuo dalla sua somnambula esistenza, il quale non deve essere più confermare se stesso in rapporto all’, ma si riconosce solo dopo essere entrare ora entrare in rapporto con l’altro.

Dario Molinaro, Lucia al vento, 2020, olio su tela, 100 x 120 cm
Dario Molinaro, Lucia al vento, 2020, olio su tela, 100 x 120 cm

PITTURA E PRESENTE

In uno stato tra il sonno e la veglia, l’artista si immerge nella profondità dell’immaginario del dipinto: per poter riemergere da quest’insondabile lago, il quadro è il principale e immediato canale di lettura e trascrizione del presente. L’artista deve proteggersi ed essere pronto a cucinare contro qualsiasi cosa indistinguibile, perché non basta il solo interesse per la cultura: deve dare una passione pura, deve essere nel grado di resistere a tutte le miriadi di informazioni che lo circondano e schiacciano, svegliarsi dal torpore e, nella veglia, udire il battito del tempo. Dando una possibilità d’esistenza, senza chiedersi cos’è bello o brutto, il sentimento della creazione si sviscera nell’opera al di sopra delle estetiche categoria. L’atto di creare diventa il criterio fondamentale dell’attività artistica e, infatti, se nel profondo della vita, come non paesaggi più sconfinati e inconsci, per restituirne cenni, trappole sottili, fremiti appena percettibili del reale. Nulla di quello che è intorno e dentro questi artisti dev’essere troppo piccolo, troppo brutto, irraccontabile; ogni cosa è degna: l’icona più banale, il volto più insignificante, la periferia più scialba… possono rivelare un’impressione più profonda che non la semplice sensazione del bello. E da loro stessi spesso traggono i personaggi e le situazioni cui pulsare essenziale si ammanta di ambigue condizioni irreali, mano che vengono avvolti dai fumi involontari della pittura.
L’avventura creativa se arricchiscono di personali emozioni che travalicano nell’immaginifico compiendo un giudizio privato, che è simile a una pausa di meditazione che l’artista concede e si mette dietro a sé e al mondo, pensando una volta che lo “scarta” dopo realtà e realtà , nello spazio mentale che rappresenta in maniera seducente.
Diventa chiaro mangia uscire dalla matrioska del immagine dell’immagine, dell’immagine di un’altra immagine, ha coinvolto una parte diversa: usare la comfort zone per perdere l’analisi non è imparziale; Limiterò le rocambolesche capriole mentali a una tipica più stroflessione dell’arte vede l’opera riattivare un’intera iconografia al suo interno. Un sicuro atto, a tratti inevitabile, poiché ogni opera racchiude l’arte del passato, con cui gli artisti si misurano di fronte riaffiorare figure, volti rimuovere, luoghi mai vermente esplorati, come vecchie canzoni che ridestano lontane consapevolezze.

“Le somiglianze con i fenomeni sociali sono più realistiche e critiche di quanto possa sembrare; L’artista se si appropria dei segni dell’oggi per forma elaborata e colore in grado di rappresentazione, presenterà in vari modi la sua idea presente fuori dalla superficie del dipinto”.

La storia dell’arte è ora nelle mani del altristi: essi non replicano ma trasmettono confidenzialmente el presente, dipanando sul dipinto pensieri isolati, sorti subito e salvati dall’oblio attraverso distinti linguaggi, per nulla pop. Un trauma elettrico li rianima dalla doccia fredda della consapevolezza, scuotendo la vista abituata al vuoto della sovrabbondanza dell’immagine. È una nascita, una venuta al mondo in cui il mondo stesso è il figlio di questo brivido che scompagina la realtà restore visioni e preveggenze sul nostro odierno. E anche quando i suoni esterni della società diventano più forti e le sue immagini prevalgono, l’attenzione per il medio non si attenua e non entra in conflitto con la funzione metalinguistica con cui parla l’artista. L’attenzione al codice si avvicina a un discorso tautologico senza mai disarrivarlo dalla costa rocciosa della condizione esistenziale. Ed è qui che l’artista sosta, sul calar della notte su un giorno halice che non può reggere, dove ogni cosa diventa più cupa e si ricopre di sogno. Un diverso tipo di sagoma gli artisti stringono un tratto che un po’ per volta rivela le ombre che la luce diurna nasconde. La chiave pop o neo-pop sfuma dietro l’orizzonte e non offre spunti di interpretazione poiché gli altristi Mi interessa la società che non è l’icona più popolare per farne luogo de capovolgimento dell’immaginario globale che mette le persone al centro. Ogni creazione accende una forma sociologica individuale, caratterizzata da una forza che può rippercuotersi sugli immaginari collettivi con una simbologia visionaria e vigile. Osservare la concretezza del presente con una lente emotiva spirito immaginare, gli artisti si avvicinano al carattere sfuggente di un reale insidioso, muovendosi sul limite dello “scarto” tra la finzione e la realtà, quello stesso scarto interposto tra chi ha inteso l’opera e chi in essa come convolvo. L’arte di conferire significato è la chiave che genera la condizione di gioco che se si tenta di salvare l’opera. Il modo con cui l’altra individualità osserva e si accende di una bruciante dissimulata amarezza dal più verista tone è simile a quello della Nuovi OggettivitaMentre non spartisce nulla con il frizzante autoironia neo-pop più vicina cronologicamente più distante per spirito e sensibilità.
Il pittore, per aver compreso il tessuto del suo segno e del suo campo dall’inizio fino in fondo, avviando una dose di automatismo, elaborando elementi figurativi casualmente o meno, non usa metodi dell’iconografia estrapolazione d’arte pop facendo di questa iconografia l’ultima fine di la sua vita l’art. Le somiglianze con i fenomeni sociali sono più realistiche e critiche di quanto possa sembrare; L’artista se si appropria dei segni del tronco per elaborare le forme ei colori al grado di rappresentazione, presenterà in vari modi le sue idee presenti sulla superficie del dipinto. Le donne di Argiolas, i volti e paesaggi di Modolo, le ammucchiate baconiane di Sale, gli oggetti animati disneyani di Agnese Guido, le figure liquide di Cremonini e quelle inaspettate di Bubacco diventano trampolini di lancio e allo stesso tempo rimangono soggetti dell’opera. Se dicessi all’inconscio, all’accidentale e all’analisi della propria risposta, rilasciando se dà quelle inibizioni che impediscono l’abbandono al mezzo, sulla superficie del dipinto. Quell’abbandono, dalla lontana origine surrealista, distingue l’artista dalla vita precaria della società liquida e, come individuo, lo avverte all’Altro. È un tu per tu diretto e pericoloso con se stessi e con il mondo, un discorso aperto costruito la sua chiave parole che si unisce a un gruppo, un movimento premuroso di questi anni.

Domenico Russo

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